Si chiama “Black Hole Entropy and Soft Hair” ed è lo studio pubblicato postumo di Stephen Hawking. Non poteva che essere incentrato sui buchi neri, ai quali ha dedicato praticamente tutta la sua vita accademica, ed è stato pubblicato dai suoi collaboratori di Harvard e Cambridge su Arxiv.

Tra di loro c’è Malcolm Perry, titolare della cattedra di fisica a Cambridge, che ricorda come nell’ultima sua telefonata a Hawking il celebre scienziato faceva fatica a comunicare per le condizioni di salute precarie ma che comunque riuscì a dare il suo assenso al risultato finale con un semplice sorriso.

L’obiettivo dello studio è quello di sciogliere il paradosso dell’informazione dei buchi neri: che fine fanno, dal punto di vista fisico, gli oggetti che si perdono in un buco nero? La caduta di tali oggetti dovrebbe provocare un aumento di temperatura del “black hole” con un grado più elevato di disordine interno (entropia).

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